Clima, vince il compromesso e la salvezza si allontana

 

—  Marinella Correggia, 15.12.2014”Il Manifesto”

Perù. La conferenza Onu che si è svolta a Lima

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Un momento della conferenza Cop20 che si è tenuta a Lima

 

 

Niente sal­va­tag­gio del clima, a Lima. E’ un accordo di com­pro­messo quello con­cluso ai sup­ple­men­tari fra i 195 paesi pre­senti alla Con­fe­renza Onu sul clima (Cop 20) svol­tasi nella capi­tale peru­viana. Le mete pre­fis­sate erano due: appro­vare una bozza di accordo cli­ma­tico glo­bale da por­tare, nel dicem­bre 2015, alla Con­fe­renza Cop 21 di Parigi dove sarà sosti­tuito l’obsoleto — e limi­ta­tis­simo — Pro­to­collo di Kyoto; deli­neare un qua­dro strut­tu­rale per gli impe­gni di ridu­zione delle emis­sioni che ogni paese dovrebbe pre­sen­tare all’Onu entro otto­bre 2015.
Ma su entrambi i fronti, dal testo, l’«Appello di Lima per l’azione cli­ma­tica», non esce nulla di vin­co­lante, mal­grado l’urgenza di con­te­nere entro i due gradi l’aumento della tem­pe­ra­tura glo­bale. Del resto molti movi­menti ambien­ta­li­sti e sociali da tempo chie­dono di fis­sare l’obiettivo a un mas­simo di 1,5 gradi. Secondo il comu­ni­cato delle reti per la giu­sti­zia cli­ma­tica pre­senti nella capi­tale peru­viana, «davanti all’emergenza pla­ne­ta­ria cau­sata da un sistema che per­se­gue il pro­fitto a sca­pito dei biso­gni dei popoli e dei limiti della natura, un risul­tato impor­tante a Parigi sarà reso ancora più dif­fi­cile dalle debo­lezze del testo di Lima». Que­sto è stato appro­vato dopo che una pre­ce­dente bozza era stata respinta dai paesi in via di svi­luppo, i quali accu­sa­vano le nazioni più ric­che di sfug­gire alle pro­prie respon­sa­bi­lità di fronte al riscal­da­mento glo­bale e di dimo­strare grande ava­ri­zia anche di fondi.
Il testo rico­no­sce le «respon­sa­bi­lità comuni ma dif­fe­ren­ziate, così come le rispet­tive capa­cità, sulla base delle situa­zioni nazio­nali». C’è una grande dif­fe­renza infatti fra le emis­sioni sto­ri­che dei paesi, e anche fra quelle attuali (per dire, sono 54 le ton­nel­late annue pro capite di gas serra emesse dal Qatar e poche cen­ti­naia di kg quelle del Niger). La con­fe­renza di Dur­ban impe­gnava le nazioni ric­che a sbloc­care 100 miliardi di dol­lari all’anno — fondi pub­blici e pri­vati — per l’aiuto cli­ma­tico alle nazioni ‘in via di svi­luppo’ entro il 2020. Ma gli impe­gni vin­co­lanti – morali e legali — per evi­tare le solite scap­pa­toie, nel testo di Lima sono assenti. L’accordo al punto 4 sem­pli­ce­mente «invita» i paesi svi­lup­pati a pre­ve­dere soste­gni finan­ziari per azioni ambi­ziose di miti­ga­zione e adat­ta­mento nei paesi col­piti. I paesi più vul­ne­ra­bili – e meno respon­sa­bili — sono riu­sciti a far infi­lare (mal­grado la netta oppo­si­zione degli Stati uniti) un vago rife­ri­mento ai «danni e per­dite» da com­pen­sare. Ma è troppo poco.
Eppure, d’ora in poi anche il Sud sarà tenuto, oltre che ad adat­tarsi al cam­bia­mento cli­ma­tico che già subi­sce e che in parte è irre­ver­si­bile, a ridurre le pro­prie emis­sioni: è caduta la distin­zione fra paesi “svi­lup­pati” del cosid­detto Annesso I (ai quali il pro­to­collo di Kyoto asse­gnava obiet­tivi di ridu­zione vin­co­lanti – ma ad esem­pio gli Usa non l’avevano fir­mato) e quelli non-Annesso I, non obbli­gati a tagliare.
Sul fronte degli impe­gni nazio­nali di ridu­zione nel testo di Lima è stata annac­quata la parte delle azioni urgenti da com­piere prima del 2020; eppure il taglio alle emis­sioni deve essere grande e rapi­dis­simo, o i due gradi saranno supe­rati di certo con con­se­guenze deva­stanti.
Insomma, dicono i movi­menti, Lima lascia aperta la pos­si­bi­lità per ogni paese di deci­dere la linea che pre­fe­ri­sce e di con­ti­nuare ad agire nell’interesse delle cor­po­ra­tions inqui­nanti, met­tendo in atto scap­pa­toie come il com­mer­cio dei diritti di emis­sione.
Di posi­tivo c’è che quasi 50 nazioni con­cor­dano sulla totale eli­mi­na­zione delle emis­sioni di car­bo­nio entro il 2050. Il che equi­vale all’abbandono dell’era fos­sile.
Intanto l’anno pros­simo la Boli­via sarà la sede dell’incontro mon­diale dei movi­menti sociali con­tro i cam­bia­menti cli­ma­tici. Il pre­ce­dente risale al 2010.